Metti una sera, che compare tuo fratello all’orizzonte e, senza tanti preamboli, dice semplicemente “Andiamo al cinema”, così, senza punti interrogativi,senza possibilità di scelta.
Metti che sei stato tre giorni interi in piena clausura rinchiuso tra quattro mura colorate senza il minimo contatto con nessunissima forma di vita basata sul carbonio, abbrutito al punto che l’unica cosa che puoi sperare è di battere Gollum in una gara di fascino ( e di non essere clamorosamente sconfitto).
Metti che tutto quello che sei riuscito a fare (complice la perenne assenza di certa gente da msn : p ) è stato stare sdraiato su un letto ad ingoiarti un altro paio di libri di Eymerich tanto da non distinguere più la realtà dalla fantasia e da girare per casa vestito come un frate domenicano accusando ogni elettrodomestico di stregoneria e minacciandolo di torture infinite e di roghi purificatori se non cederà e sottoscriverà l’abiura da te redatta.
Metti che così, tanto per scrupolo, chiedi “Si, ma a vedere cosa?” sapendo benissimo che anche fosse la versione rimasterizzata della Corazzata Potemkin con sottotitoli in sanscrito nulla ti impedirebbe di mettere finalmente il naso fuori e tornare a riveder le stelle ma soprattutto qualcosa che non sia giallo o arancione..
Metti che la risposta fosse “I Transformer!!!” con quel tipico bagliore adolescenziale negli occhi che sai benissimo essere solo il pallido riflesso di qualcosa che sei stato tu a trasmettergli e che continua a mangiarsi la tua vita di trentenne giorno dopo giorno.
Ti ritrovi nella penombra di una sala cinematografica ad aspettare che il film inizi, circondato da famiglie con mocciosi con sporadiche oasi di trentennità camuffate tra la folla con un espressione sul viso che è la sintesi perfetta tra “Ma guarda che mi tocca fare”, “Sarà la solita minchiata americana”,”Ah, non è in questa sala dove danno la maratona di film francesi lentissimi e in bianco e nero?”,”Uomini e pupazzi…tsk un binomio inscindibile ormai”.
E agguanti una manciata di pop-corn dal secchione che tuo fratello si è trascinato dentro con il rischio di dover pagare un sovraprezzo e li mangiucchi con il fare di chi la sa lunga ed è annoiato dalla vita.
Tipo poeta decadente tutto assenzio e belle frasi da bacio perugina.
All’ improvviso,non sai nemmeno come, ti scopri a ridacchiare nel buio,piano piano,per non farti scoprire dal vicino..
Perché gli attori sono quelli giusti al posto giusto e le trovate similcomiche nemmeno tanto mle. (Oh…americanate intendiamoci…ma carine)
Poi ridi proprio sguaito e non te ne può fregare di meno.
Le macchine si trasformano. (e questo era abbastanza scontato)
Ma tu magari ti aspettavi di vedere i soliti omini che fanno finta di correre e sembrano appiccicati con lo scotch su uno sfondo dove robottoni giganti si tirano mazzate di ogni sorta e ne combinano di tutti i colori.
Non ti aspetti che l’interazione uomo-pupazzo sia talmente perfetta da farteli sembrare così veri e presenti sulla scena.
Addirittura scene a rallentatore con uomo e macchina in primo piano.
E non sapresti dire dove finisce la realtà e dove comincia l’effetto speciale.
Il cartone animato si è fatto carne, ed è vivo e vegeto in mezzo a noi.
Certo, c’è un po’ del tipico buonismo americano tipico dei filmetti di questo genere, ma devo dire che il regista è stato molto equilibrato e non l’ha tirata nemmeno troppo per le lunghe con pipponi sul bene,il male e tutto quello che ci sta in mezzo.
Da adesso in poi se uno vorrà fare il classico film uomo-pupazzone avrà questo davanti agli occhi come esempio da imitare.
E ancora si parla di robottoni e si fanno solenni promesse di acquistare il dvd non appena esce.
E subito tre pensieri si affacciano in maniera prepotente alla mente.
“Devo assolutamente mandare un messaggio ad E. e dirgli di venirlo a vedere”
“Devo fumare…aiuto!!!…tra un po’ faccio la bava verde dalla bocca dall’astinenza”
Mentre litigo con il T9 cercando di mandare ad E. una sequenza di frasi di senso compiuto che non possa essere scambiata in nessun modo per il linguaggio fatto solo di consonanti tipico degli abitanti del pianeta Vulkoran, butto una voce a mio fratello:
E nemmeno il linguaggio gutturale di qualche personaggio secondario di Star Wars.
E nonostante la luna piena mio fratello non si è trasformato nel temibile cane-mannaro.
Da qualche giorno, facciamo pure una manciata scarsa, a non più di cento metri da casa mia hanno aperto “L’antica wokkoleria del corso”.
Che in realtà si chiamerebbe “Villaggio Wok” ma secondo me fa più figo nell’altro modo.
Trattasi in sostanza di ristorante cinese dove si paga prezzo fisso, mangi quanto ti pare e, pescandoti le cibarie da appositi banconi predisposti, li porti ad un tizio davanti ad una piastra che te li cucina lì per lì davanti ai tuoi occhietti sognanti da manga.
Mia cognata ormai ci si è trasferita in pianta stabile tanto che ieri, entrando, le cameriere sono corse a salutarla con il bacetto chiamandola a gran voce. O___O
“M-ma…m-ma avrà aperto da quattro giorni….quante cazzo di volte ci sei stata???”
“mmmh…fammi pensare…allora, con tutti voi all’inaugurazione…con mio padre il giorno dopo a pranzo… e oggi…nemmeno tante. Ah, e ieri ci son passati i tuoi e le mie amichette cinesi mi hanno mandato i saluti!”
“Ma ti verranno le ovaie a mandorla a forsa di mangiare cinese!!!”
“Oh, è comodo,sta vicino casa…e poi tuo fratello non mi ci porta mai….devo recuperare!”
“ -___-° dovremo chiamare i ghostbusters per stanarti da questo posto…”
Una cosa sola ho fatto durante questi tre giorni di nullafacenza (perché ricordo ai meno attenti che a Roma venerdì era festa) e ve l’ho raccontata.