"Sinfonia n°25 in sol minore - k183 - allegro"
W.A.Mozart.
Anche questa Domenica si lava via dal mondo.
Sbiadendo a poco a poco nel dissolversi dei colori che lascerà presto spazio al nero ed al freddo riflesso dei lampioni.
Oasi di luce nel fondo oceano della notte.
E' la rivincita del film muto, della Marsiglia dei noir anni '50
Che forse avevano ragione loro.
E' tutto bianco e nero.
Le sfumature,il technicolor della vita sono solo un'illusione.
E' solo cinema.
Il finale è scontato.
Giorno di considerazioni, che lascia il segno con tutti i pensieri che ha portato.
Roba profonda che nemmeno so gestire, sul significato del tutto.
Sul significato del lutto.
La vita, la morte e quello che sta intorno.
Un parente, un amico si è addormentato per sempre ieri ed oggi tutti lì a rendere omaggio al guscio vuoto che lo conteneva.
Un avatar, niente altro.
Perchè solo così posso considerare quel corpo immoto privo dell'energia che lo muoveva.
Perchè preferisco ricordarne il suono della risata piuttosto che i segni della malattia che lo hanno mutato fino a rendermelo irriconoscibile.
Ho un rapporto strano con la morte.
Non mi fa paura.
E non mi mette tristezza.
Non riesco a piangere per la dipartita di qualcuno, anche se caro.
E' una cosa che c'è.
Ineluttabile.
Inevitabile.
E'.
Il pessimismo da bancarella mi sussurra nell'orecchio che iniziamo con il primo vagito la lunga/breve marcia verso la fine.
L'ottimismo ancora più a buon mercato mi fa sperare che in fondo ci sia davvero qualcosa di migliore ad attenderci oltre la porta.
Il dolore.
Quello mi fa paura.
Quello fisico, non quello dell'anima che trova tutte le risposte nello scorrere del tempo.
Eccomi lì, ad ascoltare gli ultimi momenti terribili ed umilianti di una persona a cui ho voluto bene, a cui come al solito avrei potuto dedicare qualcosa di più del mio tempo.
E non trovo lacrime, non trovo nulla.
Solo la ferma convinzione che sia giusto così.
Che sia stato meglio perderlo che vederlo marcire in un letto, incapace di tutto come già da mesi viveva, senza più sorrisi sulle labbra, solo umili scuse per chi gli stava intorno.
Lacrime.
Singhiozzi.
Di nuovo il resoconto degli ultimi minutii.
Questo è la mia Domenica.
Ed io inerme ed inerte, seduto a coccolarmi un gatto e a pensare ai ricordi condivisi, a quanto di lui mi rimarrà da ora in poi.
Non le sopporto quelle lacrime.
Lo sapevamo tutti da mesi che sarebbe successo.
Ci sono cose che non lasciano scampo.
Ci sono cose orribili che ti fanno desiderare di essere soffiato via dal grande progetto.
Sono convinto che uno come lui non sarebbe voluto restare.
Non certo a quelle condizioni.
Non mi va di buttarla sulla religione.
Ho delle idee molto radicate in merito.
E molto confuse.
Rimango però del parere che se si crede veramente non c'è posto per la disperazione.
Basterebbe pensarci.
Io da parte mia se dovessi partire con questo biglietto di sola andata vorrei una cerimonia dove tutti cantano, ballano e si ubriacano.
Vorrei che la gente andasse via stordita, parlando al contrario e ricordando aneddoti divertenti vissuti con me, piegandosi dal ridere fino alle lacrime.
Un modo come un altro per esorcizzare l'oscura signora.
Perchè in fondo questo abbiamo fatto anche oggi.
Noi del cerchio ristretto del legame di sangue.
Ci siamo raccontati quando lui c'era e il segno che indelebile ha lasciato in ognuno di noi.
Sarà quello a restare.
Non una lapide, non i fiori, non una frase incisa sul marmo.
Sarà lui davvero.
Non quella cosa a cui abbiamo reso omaggio oggi.
"Sol chi non lascia eredità d'affetti,
poca gioia ha dell'urna"
Ma vaffanculo.
Non ho nessun rispetto per un contenitore.
Che rispetto dovrei avere.
Le misere spoglie mortali non sono altro che un veicolo per spingere la nostra anima altrove.
Figuriamoci qualcosa che dovrà contenerle.
Che dovrei fare?
Parlare con una pietra?
Con una fotografia?
Cercare sollievo in questo?
Ma Rivaffanculo.
Il prete che celebra la funzione è un genio.
Finalmente uno che si preoccupa non tanto per chi è scomparso quanto per chi resta.
Incita la comunità a stringersi intorno alla vedova.
Non solo adesso nel momento del dolore, quando tutto è più facile, ma nel "dopo" che sareà sicuramente peggio.
Realista e duro.
Finalmente uno che non indugia ore sulle qualtà del morto.
Non sono sempre i migliori ad andarsene.
Spesso siamo noi a renderli migliori.
Tappa inevitabile al cimitero.
Posto che per me non ha senso.
Non c'è nulla là delle persone che ho conosciuto ed amato.
A nessuno piace andare al cimitero.
Spesso nessuno ne ha voglia.
E intanto le tombe si sporcano, i fiori appassiscono e tutto viene avvolto dalla tristezza più cupa.
Ci vuole impegno e costanza anche in questo, altrimenti perde anche quel poco senso che uno gli può dare.
Per questo se dovessi scomparire fate una pira e datemi fuoco.
Spargete le mie ceneri dove cavolo vi pare.
Pensate che "dopo" abbia tempo di preoccuparmi di questo?
Non voglio essere di peso a nessuno adesso figuriamoci dopo morto.
Non voglio essere la classica cosa che si "DEVE FARE", "SI DEVE ANDARE" per convenzione.
Oh...se poi proprio dovete....
...allora seppellitemi a Gardaland.
Lo so, è un delirio.
Ma l'arebesco dei pensieri era davvero difficile da districare oggi.
"La morte è parte naturale della vita.
Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza.
Dolore non avere.
Rimpianto non avere.
L'attaccamento conduce alla gelosia.
L'ombra della bramosia essa è".
( Yoda ad Anakin Skywalker - Star Wars Episodio III )
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