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blaterato da Dotakon venerdì, 23 novembre 2007,ore 18:26


  Dotakon insidiato da due biciclette     




E’ con un senso disperato di saudade che mi accingo ad aggiornare questi “100 minuti”, perché sono stati davvero tre giorni indimenticabili in terra straniera,spensierati e pieni di risate…

Giorni così leggeri non si vedevano da un po’…

Ed è stato come tornare indietro, togliersi dalle spalle il pesante fardello di qualche anno,ritrovare di nuovo gli amici di un tempo, così come un tempo davvero eravamo…e ancora l’eco di quelle “stronzate” si fa sentire e rimango in ascolto e ancora sorrido.

L’unico cruccio è che P. non fosse con me perché sono convinto che per alcune cose sarebbe davvero impazzita.

Per il resto un grazie sentito allo SPOSO che con il suo estremo sacrificio di andare all’altare ha reso possibile questo inconsueto addio al celibato.

Una piccola magia.

E dal gruppo continuano a piovere e-mail per designare il prossimo martire che dovrà sacrificarsi ed essere immolato affinchè un altro viaggetto possa essere compiuto . ^^

 

Partire è un po’ morire…di paura.

 
 

Il grande raccordo anulare.

Un serpentone di auto immobili che riempiono di neri effluvi l’aria fresca del mattino.

Non sono nemmeno le 07:00 e noi siamo immobili già da un pezzo incastrati in un traffico della madonna.

Ultime raccomandazioni di rito da parte della neofidanzata e truculente promesse di castrazione ed affini solo in caso mi azzardi a pensare di fare una sola delle cose che non devo.

Solenne giuramento di fare il bravo bambino.

Tutto secondo copione.

E così sfuma il mio sogno segreto di passare una notte nel quartiere a luci rosse vestito da Teletubby in compagnia di una giovane disinibita vestita da odalisca in groppa ad un elefante che traina un carretto degli hot-dog.

-___- tsk!

Incrociamo l’auto che trasporta lo SPOSO,F.(testimone insieme a me) e G. (cognato dello sposo).

Dall’espressione vedo che anche la SPOSA non è proprio tranquillissima all’idea di questo viaggetto. ^^

E’ questo il meraviglioso mistero del raccordo di mattina: puoi incontrare davvero chiunque.

Un tuo vecchio amore, il tuo compagno di banco dell’asilo, la tua maestra delle elementari,la signora che faceva le pulizie a casa di tua nonna, il preside di tua mamma quando faceva ragioneria, tutti inebetiti dal sonno e posseduti dal malvagio incantesimo dell’ anello magico che circonda la capitale.

 
Si arriva all’aereoporto.

Baci disperati ed abbracci che faticano non poco a sciogliersi.

Aspettami.
Ti aspetto.

“E ricordati di portarmi qualcosa….”

Azz…

“Ma l’unica cosa che vale la pena secondo me…bè…mi sa che non te la posso riportare…è illegale!” ^__^

“Pensa solo a riportare te stesso…del resto non mi importa”

Cose così.
Romanticone.

Che rendono davvero difficile voltare le spalle ed andare via.

 

Incontriamo Sa. e Fa. nostri compagni d’avventure.

Il gruppo è ora completo.

Si può finalmente partire.

 
Intermezzo:
 

“Quelle le imbarcate o le portate come bagaglio a mano?”

 

Coretto: “Bagaglio a mano!!!”

 

“D’accordo, andate pure…buon viaggio”

 

Ricordatevi di questo intermezzo.

Perché l’Italia è il paese dei balocchi.

 
Fine intermezzo.
 

Sono davvero convinto che tra poco moriremo tutti.

Il tempo è schifoso e l’aereo si imbatte in una perturbazione dopo pochissimi minuti dal decollo.

Fa quel tipo di movimenti che ti aspetteresti solo da un motoscafo in un giorno di mare non proprio calmissimo.

Lo stomaco sale e scende come fosse legato ad un elastico e fosse stato gettato giù dal terrazzo dell Empire State Building.

Silenzio assoluto da parte dei passeggeri.

Qualcuno ridacchia nervosamente.

I monitor si abbassano e parte un inquietantissimo cartone animato di “Pippo alle Olimpiadi”.

E’ il segnale.

Ora ne sono certo: stanno cercando solo di distrarci.

Moriremo tutti.

Elevo al cielo una dolcissima preghiera:”Signore….ti prego…fammi morire….al ritorno però…che se mi tagliavo le vene a casa mia almeno costava meno”

 
 
Amsterdam!
 
 

Evidentemente non siamo morti.

Altrimenti dovreste fare una colletta e pagare un esorcista per disinfestare questo indirizzo web.

Quello che mi colpisce subito è la velocità a cui procede il tassista che ci porta da Rotterdham ad Amsterdam,zigzagando da una corsia all’altra delle 4/5 disponibili (avete capito bene…non è un errore…pensare alla Salerno-Reggiocalabria è inevitabile), guidando con una mano sola mentre con l’altra è impegnato a parlottare in Visigoto minore al cellulare.

Tanto valeva schiantarsi con l’aereo non vi pare?

Ci facciamo lasciare alla Central Station dove ci attende lo sportello V.V.V. tramite cui trovare e prenotare l’albergo che ci ospiterà per questi tre giorni. (che poi si rivelerà essere un’infima bettola in cartongesso e moquette di quella alta alta pelosa pelosa anni ’70)

Respiro l’aria fredda e mi guardo intorno.

Il fiume Amstel, le casette tipiche tutte diverse e tutte storte appiccicate l’una all’altra senza soluzione di continuità,il freddo gatto che ci entra nelle ossa,il figaio di autoctone che ci pascola intorno.^^

La mia bocca spalancata in un sorriso e gli occhi che cercano di rubare in giro il più possibile.

Se fossi una ragazzetta americana in un filmetto romanticone a basso budget adesso la macchina da presa girerebbe vorticosamente intorno a me con l’aria estasiata in un tripudio di felicità e sul tappeto musicale di archi in crescendo.

Vengo riportato alla realtà da un sinistro scampanellio.

Sono al centro di una pista ciclabile.

Una fila di ciclisti impazziti e rabbiosi punta dritta su di me a velocità smodata.

Faccio un saltello in avanti per togliermi velocemente dalle balle prima di essere triturato…

…ed uno scampanellio ancora più minaccioso fa arrampicare brividi lungo la mia schiena.

Mi volto lentamente.

E quello che sta puntando dritto su di me è un tram bianco/azzurro che non sembra avere nessuna intenzione di fermarsi.

Oh cazzo!

Mi smaterializzo e ricompaio incolume sul marciapiede dove tutti gli altri mi aspettano ignari.

 

Sa: ”Ehmmm…occhio ragazzi quando attraversate eh…le bici non si fermano nemmeno a prenderle a sassate e il tram…ecco il tram non ne parliamo nemmeno”

 
Ecco

Sono ad Amsterdam finalmente.

E rappresento la forma di vita più bassa dopo il paramecio: il pedone.

Ma porca puttana! ^^

 
 
Un paese di deficenti! ^^
 

Ma è possibile che uno si affanni tanto a creare una civiltà biciclettocentrica?

Ok, d’accordo…problema traffico risolto.

E infatti degli ingorghi a cui noi siamo abituati nemmeno l’ombra.

M-Ma…m-ma….cazzo,sono davvero esagerati!

Miliardi di biciclette in giro.

Parcheggi multipiano solo per biciclette.

Parcheggi in giro solo per biciclette.

Gente di tutte le età inforca le due ruote e se ne va bel bella in giro fendendo quel gelo infernale.

Giovani,anziani,persone eleganti,gente più sportiva…tutti arsi dal sacro fuoco della pedalata.

Che poi uno pensa che visto qesto stato di cose chissà quale prodigio della tecnica e del progresso devono essere queste biciclette….macchè!!! dei cazzo di ferri vecchi che nemmeno mio nonno dopo tre iniezioni di antitetanica ci sarebbe voluto salire!.

Tutti col loro bel catarifrangente appeso al giubbotto…e via.

E le coppie che pedelano parallele parlottando allegre come in uno spot del mulino bianco, e quelle invece che condividono le due ruote teneramente avvinte in uno scomodissimo abbraccio (almeno dal punto di vista di quello seduto dietro).

 

“Ma te la immagini da noi una cosa del genere?”

 

“Zitto…che se penso alle rotatorie di Tor Vergata e alla voglia di spiaccicarne qualcuno così, tanto per dare l’esempio e che serva da monito agli altri che stanno sempre in mezzo alle balle… qui mi danno la pena di morte!”

 

“No…tu pensa ad uscire con una e ti presenti sotto casa sua con la bicicletta!”

 

“Seeee….da noi se non ci vai con la macchina tirata a lucido,l’ambipur nuovo di zecca sull’areatore,il pupazzo di Diddle appeso al vetro con le ventose e un cazzo di girasole finto sul lunotto posteriore quella manco ci sale!...e spesso manco te la da!”

 

“Certo…che…oh dartela in bici deve essere proprio scomodo…”

 

Discorsi tra Italiani all’estero.

 

Le solite stupide cose.

 

Ora a voi sembrerà un’esagerazione, ma guardate queste foto.


 
   
So che non si vede bene ma...
notate il povero bimbo svenuto per ipotermia nella carriola della seconda foto



Che anzi, questi nella carriola sono pure fortunati.

 

Spesso i genitori li mettono abbarbicati su un seggiolino davanti al manubrio e amen.

 

Posso capire che uno voglia risparmiare sul parabrezza ma usare un povero bambino come scudo mi pare troppo. ^^

 

Che poi con quel freddo….

 

I bambini si cristallizzano e c’è il rischio,in caso di incidente, che vadano in mille pezzi.

 

Poi ti voglio a raccogliere in giro pezzi di bimbo come quando ti cade un bicchierino da caffè di quelli infrangibili .^^

 

Ho visto fare cose strabilianti su due ruote che nemmeno al circo.

 

Gente pedalare parallela e trasportare una cornice gigantesca,un altro che trasportava delle stecche di legno lunghe sei volte lui,un altro ancora pedalare con le mani in tasca così da dilatare talmente tanto il tempo di reazione in caso di imprevisto e frenata di emergenza da rischiare di compiere il gesto di tirare il freno solo dopo un tot di giorni che era stato tumulato e divorato dai vermi.

 

“Questi quando traslocano che fanno? Portano un pezzetto per volta?”

 

Ma vogliamo parlare del tram?

 

Vi sembra un posto sano dove far passare un mostro di metallo senz anima questo?

 
 
 

 


Decisamente troooooppo vicino alle persone....non trovate?

Per non parlare del fatto che ad un incrocio uno di questi cosi s’è fermato, l’autista è sceso con un ferro in mano,ha azionato lo scambio ed è ripartito.

 

O___O lo scambio a mano? Ma dove siamo…a Frittole?

 

L’impresa più ardua ad Amsterdam quindi non è tanto sopravvivere alle droghe che circolano libere nei coffeeshop quanto riuscire ad attraversare incolumi.

 

C’è una nuova insidia ad ogni passo.

 

Attraversi la strada normalmente per non essere arrotato dalle auto che sfrecciano a velocità degne degli incrociatori romulani di Star Trek, arrivi dall’altro lato e ti senti al sicuro….invece non sei sul marciapiede ma  nel bel mezzo della pista ciclabile pronto ad essere trasformato in una poltiglia informe da uno stormo di bici in assetto da guerriglia.

 

Questa è il quadro ideale.

 

L’incubo vero è quando tra le auto e le bici c’è di mezzo il tram.

 

Ancora adesso di notte mi sveglio sudato e impaurito con un sinistro scampanellio nelle orecchie ed il mio incubo ricorrente è quello di essere rincorso da un tram gigantesco guidato da un ciclista . ^____^

 

Poi P. mi da un bacio,una botta in testa e torno buono buono a dormire. ^^

 
 
IL PAESE DEI BALOCCHI
 

A parte i Coffeeshop, di cui mi sembra pure banale parlare (ma se proprio volete segnatevi il “ROKERIJ” su tutti), Amsterdam rappresenta il paese dei balocchi per tutti quelli che hanno velleità mangerecce.

C’è una schifezza da ingurgitare ad ogni angolo ed alcune strade solo solo una lunghissima sequela di locali delle più disparate etnie.

Indiano,Cinese,Argentino,Italiano,Tailandese,Messicano,Uruguayano…c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Per non parlare degli innumerevoli Burger King e Mac Donald’s che sorgono uno di fronte all’altro come in un eterna lotta tra il male ed il male minore.

E per non parlare degli innumerevoli carretti degli Hot-dog che aspettano in un angolo pronti ad assalirti e dei chioschetti che vendono dolcini fritti e Waffle spalmati di qualsiasi nefandezza.

Ma per tutti noi il simbolo di tutta la vacanza rimarrà per sempre il fantasmagorico WOK to WALK!!!

 

 

Quante volte guardando un qualsiasi film americano avete desiderato tirare su degli spaghetti con le bacchette dalla classicissima scatola di cartone passeggiando beatamente lungo il corso della città?

 

Se la risposta è “Mai” avete sbagliato blog.

 

Altrimenti Amsterdam può essere la città per esaudire questo vostro piccolo desiderio. ^^

 

Ed ora il mio sogno è che me ne aprano uno sotto casa.

 

Fa. :”Ho fame…prendiamo qualcosa”

 
Me: “Dove?”
 

Fa:”Qui…mi sembra una pasticceria abbastanza tipica” , e indica delle scalette ripide che scendono misteriosamente nel sottosuolo verso una porta bianca.

 
Lo seguo.

Il locale è intimo e caldo.

Adocchiamo delle appetitose ciambelle su un espositore.

 

Fa.:”Wow..la ciambella di Homer!Prendiamone un po’ che piacciono pure allo SPOSO!”

 

Facciamo segno di volerne quattro.

 

Facciamo segno in inglese.

 

Riceviamo per tutta risposta una serie di farfugliamenti in Ostrogoto e dei gesti all’indirizzo di un tabellone lì nei pressi.

 

Ci voltiamo e rimaniamo per alcuni lunghissimi minuti in contemplazione senza capire un’emerita cippa di quello che c’è scritto sopra e di come dovrebbe abbinarsi con le nostre ciambelle.

 

Rifacciamo segno in inglese di volere le quattro cose rotonde col buco al centro.

 

Ancora farfugliamenti incomprensibili e indice minaccioso che va al tabellone.

 

Me: “Ehmm…scusa, ma quale rivelazione dovrebbe colpirci osservando sto coso?”

 

Fa.:”mah…non so…magari è una divinità locale a cui rendere omaggio prima di mangiare”

 

Chiediamo per conferma al tizio dietro al banco se per caso parla inglese.

 

L’energico segno d’assenso con la testa e i farfugliamenti in sumero non ci fanno presagire niente di buono.

 

Finalmente la rivelazione: vuole sapere che cosa cavolo ci vogliamo dentro. ^^

 

Indichiamo una cosa quasi a caso sul tabellone e lui fa una faccia e dei versi strani in un dialetto perduto della mesopotamia inferiore che noi interpretiamo come: Oh…mio dio…quello???!!!In tutte e quattro le ciambelle??!!!Santi Numi!!

 

Me: “Eeeehmmm….Hai appena ordinato delle ciambelle con….ehmmm…la merda… credo”

 

Fa.: “Già…siamo spacciati…”

 

In realtà non erano le classiche Donuts, ma ciambelle salate che per fortuna alla fine sono state riempite con del simpatico e semplicissimo burro.

Alla fine non erano nemmeno malvage.

Calde calde, perfette da sgranocchiare in una fredda giornata rischiarata da un tiepidissimo sole passeggiando lungo i canali.

 

Tutto questo solo per dirvi che spesso nemmeno l’inglese, per quanto stentato, può salvarvi la vita in terra straniera e per ribadire che lì davvero di schifezze da ingurgitare…quante ne volete.

 
 
Van Gogh e Magog
 

Vabbè, diamo una parvenza di serietà a questo viaggio e andiamoci a vedere il museo.

Oh, Van Gogh…mica cavoli…i girasoli…la camera da letto…hai presente?

E così ci incamminiamo lungo il lunghissimo percorso che va dalle opere dei primi anni a quelle della maturità in un crescendo di maestria e genialità, dal puntinismo più classico alle ormai note linee di accesissimi colori che danno quel caratteristico senso di “movimento” a tutti i suoi quadri.

E noi strabiliati non potevamo altro che guardare e respirare in una serie infinita di “Ooooh” e “Aaaaah”.

Questo quello che dovrei dire perché non mi venga tolto il saluto,perché molti di voi non cerchino di cancellare il mio blog e perché il governo olandese non dichiari improvvisamente guerra al mio pianerottolo.

 

In realtà è stata più una serie di :

 

“Ma ti pare? Uno a venticinque ventisei anni..si alza una mattina,prende e decide di fare l’artista…come se tu…che ne so…che fai? Il maniscalco? Domani ti alzi e vuoi fare il fisico nucleare…poi se non ti viene bene mica puoi lamentarti…”

 

“Tsk…sopravvalutato…guarda quei pupazzi….non era proprio capace a disegnare”

 

“Mi immagino il fratello Theo agli amici…<<Oh c’ho un fratello mezzo matto che s’è messo in testa de fa er pittore>>…”

 

“Oh..gli Olandesi sono commercianti…si sono inventati la figura di questo pittore per far aumentare i turisti..c’è la lobby degli albergatori dietro il successo di Van Gogh…sono potenti…nessuno parla…c’è l’ Opus Dei dietro di loro!”

 

“Bello questo…mi sa che non l’ha dipinto lui”

 

“Che dite..lo trovo nello shop del museo l’orecchio di gomma da riportare come souvenir?”

 

“Sei stanco di saper disegnare? I tuoi amici ti dicono sempre che disegni troppo bene? Disimpara a disegnare con il metodo Van Gogh!!”

 

“Una sedia,con sopra dei libri,con sopra una candela…questo quadro porta in se un chiaro messaggio di morte…”

“Mah..pare ne avesse in mente un altro…una candela su una latta di benzina..ma sembra non abbia mai fatto in tempo a dipingerlo”

 

Ok, lo ammetto non siamo proprio impazziti per Van Gogh.

A nostra discolpa potrei dire che non eravamo proprio nel pieno delle nostre facoltà…

Però…boh…se mai vi capitasse di andarlo a vedere chiamatemi che ne riparliamo.

Molto probabilmente, vi avverto, non sarete nemmeno sfiorati per caso da una sindrome di Stendhal che corre tra la folla per raggiungere il bagno più vicino. ^^

 
 

Basta!Basta!Italiani Sempre Rumore!Spaghetti-Mandolino!

 

-Sa e Fa che tornano in piena notte in albergo con non proprio tutte le sinapsi al posto giusto.

E dopo che la tizia alla reception s’è raccomandata tanto di usare una porta secondaria quando la reception è chiusa…loro tentano di entrare dall’entrata principale che chiaramente non si apre.

Quando l’ultima alternativa sembra essere quella di buttare giù la porta a spallate decidono di attaccarsi al citofono.

La tizia scende impigiamata,assonnata e scalza per vedere cosa diavolo succede.

I due spiegano che la chiave non apre, deve essere difettosa.

La tizia pazientemente si accinge a farne due nuove.

E mentre Sa aspetta la sua Fa, per provare la nuova, si richiude furi dalla reception tentando invano di aprire con la scheda una porta disattivata con l’aria e i modi stizziti di quello che “Oh in questo paese non funziona un cacchio”.

E la povera padrona dell’albergo,svelato l’arcano,sbuffando come un mantice esce in strada scalza,assonnata e impigiamata e mostra loro la famigerata porta laterale.

 

-Sa e Fa davanti al distributore di snack dell’albergo.

 

“Ma perché secondo te hanno messo una webcam sopra il distributore?”

 

“Questi sono proprio strani…mah,forse per paura che gli rubino le merendine…o forse per scoraggiare quelli che lo prendono a pugni quando si incastrano le monete…”

 

“Mmmmh… ma secondo te è davvero una webcam?”

 

“Certo…non la vedi la lucina verde intermittente? Quello è un sensore di movimento”

 

Passo di lì andando verso l’ascensore.

Butto un occhio al misterioso oggetto del contendere.

 

“Quello è un diffusore a tempo…dopo un tot spruzza il profumo…ci vediamo su eh”

 

E loro che restano lì attoniti come Beavis e Butthead.

 

- F. che non regge i bagordi della prima sera e di tre giorni scarsi ne passa uno intero in albergo a dormire e telefonare.

Lui la mattina in coma nel letto che non riesce nemmeno a parlare e noi,da bravi amici quali siamo, in uno slancio di magnanimità tutti intorno a farci le foto con il suo cadavere avvoltolato tra le coperte.

- La piazzetta fatta a scacchiera dove gli scacchisti locali si incontrano per sfidarsi con scacchi giganti di plastica di cui vanno molto fieri e di cui sono molto gelosi tanto da tenerli chiusi in una gabbia di ferro con un lucchettone gigante che non si aprirebbe nemmeno schiantandoci contro l’Enterprise….

…e un giovanotto straniero che passa di lì, afferra il cavallo nero al volo e fugge agitandolo in aria come un trofeo.

E i tizi attoniti,con i riflessi fulminei tipici del giocatore di scacchi,che si decidono finalmente ad inseguirlo quando lui ormai sarà al sicuro nella sua camera d’albergo a farsi le foto con il pezzo conquistato.

 

Piccole diapositive di questi tre giorni che si sono consumati troppo in fretta.

E quando sei lì che vorresti ancora fare, ancora vedere,ancora essere investito da una bici…

 
SI TORNA A CASUCCIA
 
Intermezzo 2 :
 

“Quelle le imbarcate o le portate come bagaglio a mano?”

 

Coretto: “Bagaglio a mano!!!”

 

“Dovrei pesarle…il limite è 5 Kg”

 

5 kg??? M-ma…il trolley vuoto pesa 5 kg!!!

 

Non c’è niente da fare,la tizia è irremovibile.

 

Del resto non siamo mica in Italia dove tutto è possibile e plausibile.

 

Tutti pesiamo il nostro bagaglio che più o meno (più più che meno) rientra nello scarsissimo range.

 

Tranne Fa. che supera abbondantemente gli 11 Kg ma riesce a salvare la valigia giurando e spergiurando che riuscirà a farla pesare meno al momento dell’imbarco.

 

Sarebbe la classica furbata tutta italiana…se non che la tizia in inglese dice una cosa che piò o meno può essere sintetizzata in: all’imbarco ci sarò io, conosco la tua faccia…se la valigia non pesa meno te la spedisco nell’inferno delle valige smarrite!

 

Siamo costretti a spartirci un po’ di vestiario di Fa. per rendere più omogenea la distribuzione del peso. ^^

Fine intermezzo.
 

Faccio suonare il metal detector.

Sarà che nell’ansia di non farlo suonare mi tolgo la cinta ma ci passo attraverso con gli anelli di metallo ancora sulle dita e con gli anfibi con borchie e fibie.

Tanto valeva passarci con un Kalashnikov a tracolla.

Vengo praticamente brutalizzato da un addetto al controllo che mi passa le mani anche in posti che non pensavo di avere, mi fa togliere le scarpe e mi fa subire l’umiliazione di ripassare scalzo sotto quel dannato coso.

Mi fruga nel portafogli nemmeno ci dovesse trovare chissà che cosa…al massimo posso provare a dirottare l’aereo con qualche scontrino vecchio o con una carta di credito semivuota.

Alla fine del trattamento manca solo una bella pacca sul culo e l’offerta di passare la serata insieme a ballare il tango.

 

A parte questo il viaggio di ritorno è tranquillo, tutto uno scomodo sonnecchiare.

 

E fuori dall’aereoporto c’è P. ad aspettarmi con il suo sorrisone e gli occhi grandi grandi.

 

Mi fiondo tra le sue braccia e quando finalmente la stringo capisco di essere finalmente a casa.

 

L’ho detto poco, ma mi è davvero mancata un casino.

 

Molto probabilmente è il post più lungo che abbia mai scritto nei “100 minuti”.

 

Molto probabilmente sarà quello che nessuno leggerà.

 
Però è qui.
 

A imperitura memoria.

 

A ricordare di quando cinque amici hanno festeggiato uno sposo andando alla conquista della città delle biciclette scalcinati peggio dell’armata brancaleone.

 
That’s all folks.
 
Stay Tuned.
 

No, davvero….questo post dovrebbe bastare per un po’ ^___^

 
 
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