Svenne.
Si posò il dorso della mano destra alla fronte,chiuse gli occhi e si lasciò cadere.
Così, semplicemente.
Come una dama dei romanzi dell’800.
Come una foglia d’autunno strappata dal ramo da un refolo improvviso planò sul tappeto morbido del grande salone.
Non indossava un vestito di broccato, né aveva chignon a sorreggere l’acconciatura.
Rimasi impassibile lì a guardare.
Imperturbabile.
Immobile in una sterile empasse, indeciso su cosa sarebbe stato meglio fare.
Ne avevo lette di pagine in gioventù in cui domestici accorrevano solerti trasportando sali e giovani gentiluomini si inginocchiavano sollevando nuche e colpendo con gentili schiaffetti candide gote che presto si arrossavano.
Non avrei fatto niente di tutto questo.
Incrociai le braccia sul petto e sbuffando mi misi in attesa.
Osservavo il corpo esanime lì oltre la sedia con indifferenza, battendo il piede con nervosismo e buttando distrattamente uno sguardo all’orologio di tanto in tanto per avere ragguagli sul tempo che scorreva.
Mi si può tacciare di insensibilità ma quel profilo morto,quella postura scomposta,quel respiro silenzioso e quasi assente non muovevano in me nessuna corda, non azionavano nessuna leva del preciso meccanismo della compassione.
La vecchia pendola affissa al muro cominciò a battere la mezzanotte.
Come fosse un richiamo ancestrale per le anime erranti nel limbo tra la vita e la morte ogni rintocco si posò sulle palpebre del mio ospite che, dapprima tremolanti, pian piano si dischiusero nuovamente sul mondo.
Sguardi furtivi saettavano a destra e manca cercando di riannodare i fili della realtà e dare una collocazione spazio temporale al corpo tutto.
Poi un profondo respiro,quasi una fame d’aria e il corpo morto risorse tirando su il busto quasi a rallentatore fino a rimanere seduto sotto lo stabile puntello dei palmi aperti poggiati al pavimento.
Mi fissò in silenzio per alcuni interminabili secondi.
Poi un sorriso sghembo sbocciò timido all’angolo delle sue labbra e il suo sguardo si abbassò a fissare la punta delle scarpe.
Non dissi nemmeno una parola.
Rimasi così,a braccia incrociate e aspettai di avere nuovamente tutta la sua attenzione.
Quindi fissai i miei occhi nei suoi, pupilla nelle pupille quasi partissero pugnali dal mio viso che potessero trafiggere quell’espressione sconsolata.
Inspirai profondamente.
E ruppi il silenzio che ci circondava con queste poche,semplici parole:
“I casi sono due: o impari a perdere o giuro su Dio che è l’ultima volta che giochiamo a Scarabeo!”
^__^
Si.
Lo so cosa state pensando.
Non ho proprio un cazzo da fare.
Guardate il lato positivo: almeno è breve.
That’s all folks
Stay Tuned.
Ma com’è strano avere di nuovo tutto questo silenzio intorno.
La solita americanata tipo Amway del genere “Siamo i più forti…siamo i migliori…siamo imbattibili…yeeeeeh…standing ovation!!!”
Il suo settore è il mio settore, già mi immagino lo squallidume.
Mi ha raccontato che ieri i lavori si sono aperti con un gruppo di percussionisti professionisti che hanno diviso la platea in gruppi, ognuno con uno strumento diverso da suonare, per dimostrare la validità dell’ assunto “Il lavoro di squadra genera risultati migliori”.
Io seppellirei il tizio che ha avuto questa brillantissima idea per nulla scontata.
Anche dalle mie parti le idee brillanti non mancano.
Per farvi un esempio: un alto dirigente della mia azienda ha deciso che per quest anno lo sparuto gruppo di superprofessionisti che otterrà i risultati migliori raggiungendo un determinato obbiettivo (sempre più alto e più arduo di anno in anno) vincerà….
Un set di pentole in peltro di stile barocco/rococò con intarsi raffiguranti scene di caccia al muflone albino delle steppe siberiane?
Lo sparuto gruppo di vincitori si porterà a casa un bellissimo ed utilissimo….
Corso aziendale di due giorni (di solito Sabato e Domenica ) sulla comunicazione.
Io ed E. abbiamo deciso che per noi sarà una specie di partita a “Traversone”: dobbiamo cercare in tutti i modi di perdere.^^
E così eccomi qua, con un po’ di tempo da dedicare ai miei 100 minuti.
Anche quest anno ho dedicato parte delle mie serate di Febbraio ( almeno 5 per la somma gioia di P. che alla fine non sapeva più se ridere,piangere,lasciarmi,uccidermi,far finta che non esistessi..etc etc) alla visione del Festival di San Remo.
Ok,ok…a questo punto potete pure assentarvi un attimo per andare a vomitare.
Solito rituale pagano: immagini di rai uno con l’audio azzerato e in sottofondo la Gialappa’s su radiodue che commentava il tutto.
Niente che lasci stupefatti e attoniti o almeno con un microbriciolo di voglia di riascoltare qualcosa in seguito.
Ma a me alla fin fine tutto il baraccone Kitsch allestito per l’occasione non dispiace.
E poi sbirciare dietro le quinte in compagnia dei Gialappi ha un fascino particolare, fidatevi.
Vincono Giò Di Tonno e Lola Ponce con una canzone che dimostra due cose fondamentali per la vita dell’intero universo:
1) Il musical regna sempre e comunque
2) L’Italia tutta era ormai pronta per l’avvento della nuova versione dei Jalisse.
Ricorderò poi lo Zampaglione sfigato e stralunato del dopofestival che attacca briga con i modi tipici del romano after tamponamento (aò…c’hai quarche probblema fratello??!!) con Frankie Hi-nrg reo di aver detto a chiare lettere che la canzone dei Tiromancino fa cagare (più o meno…cioè lui si è espresso in maniera diversa…ma si…dai…comunque la canzone fa cagare veramente,come dargli torto…. sarebbe andata meglio una qualsiasi altra lagna del loro repertorio ) e che era stata pompata a livello mediatico per il fatto dei licenziamenti nelle case discografiche.
Cosa su cui il Zampa tra l’altro aveva già fatto marcia indietro dicendo che la canzone andava interpretata e vista nell’ottica dei licenziamenti in generale.
Vuoi pure stare lì ad interpretarlo….ma và và!
Zampagliò: hai preso posizione e poi ti sei cagato addosso per le conseguenze.
Certo che però stare lì a dire a Frankie tu quanto sei bravo e quanti dischi vendi mentre lui vende sempre di meno con il suo “rappettino sfigato”…bah, la fiera dello squallido.
Ricorderò il Dopofestival in mano a Elio e le storie Tese.
E’valsa davvero la pena stare lì fino alle tre di notte.
Fosse solo per riascoltare l’antica sigla di “Inizio delle trasmissioni” della rai con un misto di gioia e nostalgia negli occhi e nel cuore..
Fosse solo per ascoltare l’”abbellimento” delle canzoni del Festival (quella dei Finley,dei Tiromancino,di Cutugno,di Zarrillo e dei Sonohra…ancora rido).
O per scoprire in Toto Cutugno un sassofonista niente male e che Zarrillo con in mano una chitarra elettrica ed un pezzo giusto in sottofondo è un dio.
(e non sto scherzando…trovate sempre tutto su youtube…vale la pena di darci un ‘occhiata)
Ricorderò gli Elii nella serata finale vestiti alla Rondò Veneziano che interpretano una versione rock del barbiere di Siviglia solo per stare lì sul palco dell’Ariston a gridare: “Figaro,Figaro,Figaro,FIGAAAAAAAAAAA (silenzio lunghissimo)….rooo!”
Ma la perla che porterò sempre con me, per sempre impressa a fuoco nella mia memoria è di Francesco Tricarico.
Un uomo che prima di dare inizio alla sua ultima esibizione da dello stronzo in Eurovisione a Chiambretti che alle sue spalle lo prende per il culo….come minimo merita il Nobel!
Non riconoscerebbe una nota giusta nemmeno se portasse sotto una didascalia di lettere luminose lampeggianti…però davvero grande!
Dai, siamo solo alla terza pagina di word.
E poi sono così soooolooo….(dai, fatemi fare un po’ di lagna!)
Non ero più abituato a tutto sto silenzio.
E la casa sembra pure più ordinata.
Che poi proprio solo soletto non sono.
La mia casa si è trasformata ultimamente nell’: “Allegro ricovero per animali derelitti dello zio Dotakon” (ia-ia-ooooh).
Avranno visto che le nostre vite procedevano troppo tranquille.
Che i fine settimana trascorrevano troppo lenti ed oziosi.
Ma pare che ultimamente i gatti che gravitano intorno a questa palazzina sperduta nelle vigne siano stati colpiti da non so quale maledizione. ( Forse qualche cane stregone…vai a sapere)
Prima il buon Avalon si presenta con una bella vescica ostruita dai calcoli.
Non sto qui a raccontarvi tutta la procedura per sturarlo (termine tecnicissimo…che prevede fiotti di sangue ed urina in giro per il mio povero salone) ma vi posso assicurare che se a me avessero fatto un trattamento simile adesso sarei a Casablanca ad attendere il mio turno per diventare donna.
E quindi il buon Avalon è qui con me perché deve mangiare pappa per gatti in convalescenza.
Domenica scorsa è stato il turno di Hero ( o Hera o che dir si voglia visto che qui ognuno la chiama con un nome differente) gattina che ha avuto la brillante idea di presentarsi all’ora di pranzo con la pancia aperta trascinando le budella. ( e non è una metafora…si lo so…è un po’ splatter…però i fatti sono questi).
E quindi P. dopo aver aggiustato a suo tempo il povero gatto scoppiato,aver risolto il problema Avalon ,s’è dovuta ricalare nei panni di regina suprema della veterinarieria(lavoro che tra l’altro non fa in questo momento…fa altro) per rimettere tutto quello che di solito sta dentro un gatto….ehmmm…dentro.^^
Domenica alle due di notte eravamo ancora in giro per farmacia notturne alla ricerca di antibiotici e cazzi vari per farla riprendere.
Le possibilità di sopravvivenza erano scarsine a detta sua.
Ma Hero presagendo che mi sarei messo in malattia per qualche giorno e che già pregustavo il lieto fancazzismo di giornate oziose…..ha deciso che poi alla fin fine non era così brutto vivere.
E indovinate un po’ a chi è toccato in sorte farla mangiucchiare ogni mezz’ora,farle due punture di antibiotico,quella di gastro protettore, un ora di flebo per i liquidi…
Voglio almeno la laurea Honoris Causa!
Venghino Siòri Venghino all’ Allegro ricovero per animali derelitti dello zio dotakon!!!
Ogni tre gatti scoppiati un ratto di peluche in omaggio!!!!
E insomma…come vedete mi tengo impegnato.
Mia sorella oggi ha fatto la prima ecografia.
“Si…stanno tutti e due bene i bambini?
Stanno ancora cercando di rianimare mio cognato.
Vi lascio immaginare la mia mamma in cerca di nipoti cosa può non aver fatto.
Stiamo ancora cercando di disincastrarla dal soffitto
Lo so non c’era come al solito niente da dire.
Ma stasera mi andava di annoiarvi.