L’estate si distende lieve sui vestiti leggeri di corpulente ragazzotte americane che percorrono le vie del centro con gli occhi sgranati sulle meraviglie eterne di una Roma calda e addormentata al dolce e rassicurante suono del ronzio di condizionatori che pompano freddo con difficoltà.
E nell’aria c’è questo senso di imminente,questa sensazione di incompiuto: come se tutto dovesse accadere da un momento all’altro, come se tutto si dovesse finalmente compiere ed avverare precisamente a quest ultimo giro di lancette.
Una cosa buona che si respira e scende a distendere i nervi e a lenire gli affanni della giornata lavorativa appena conclusasi.
E ci siamo io e S. (un collega) che maciniamo passi e chiacchiere lungo il corso con il radar sempre allerta per segnalarci il passaggio della fauna straniera diafana,imponente e riunita in branchi che pascola beatamente,ignara delle insidie che i bovari autoctoni,in uno stentatissimo inglese, stanno organizzando al loro indirizzo.
E riscopro che in vicoletti sperduti e sconosciuti ci sono appositi localini per dare scacco matto all ormone venuto da lontano.
Ci fermiamo in uno di questi ad ammirare il sempre affascinante spettacolo dei maschi nel periodo degli amori,con tanto di livrea colorata, e delle femmine della specie che spandono feromoni nell aria alla ricerca di una facile copula.
E ci sono giovincelli dall aria torva ( che nella loro idea primigena doveva essere misteriosa e interessante) che si spendono il tempo a gettare sguardi fissi da triglia imbalsamata sui tavoli e nelle scollature di giovani allegre e rumorose, che sono lì a posta per attirare l’attenzione,nell eterna attesa di un gesto, uno sguardo che sblocchi quella posizione così misteriosa ed interessante ma dannatamente scomoda e gli permetta un avvicinamento e lo scambio, almeno, di qualche parola.
E c’è invece chi è più intraprendente e, vista la quantità e la qualità della carne in esposizione, si getta nella mischia incurante del risultato e delle probabilissime figure di merda cercando nei meandri della memoria scolastica qualche frase utile che non comprenda penne sul tavolo o cani e gatti che abbaiano o dormono in giardino.
Poi c’è il tavolo dei rumorosi. Quelli che entrano in una sorta di competizione caciarona nel tentativo, spesso vano, di attirare l’attenzione delle fanciulle. Si parlano sopra a volume perennemente in crescendo per determinare in questo semplice modo chi di loro è il maschio alfa (un po’ come gli stambecchi che fanno a cornate) e ridono in maniera esagerata ad ogni cosa, anche la più banale ed insulsa (fosse anche una vecchia barzelletta che vede protagonista il classico Pierino nell’acquisto di un salame) solo per sottolineare, nemmeno ce ne fosse poi bisogno, quanto è divertente il loro tavolo e quali ultimi ritrovati della comicità moderna le poverette si stiano perdendo per dare retta a quei quattro tristoni che non conoscono nemmeno l’inglese.
E perdurano così nell utopia di vedere le tizie improvvisamente alzarsi e dirigersi verso di loro per indagare sul mistero di tanta simpaticissima ed italianissima ilarità, ingollando birre e urlando sempre più forte.
Molto probabilmente usciranno da lì ciucchi come pigne, soli e con il melodioso timbro di voce dell ormai compianto Sandro ciotti.
Mi lascio scivolare in gola una Guinness alla velocità della luce mentre divertito prendo atto con S. di quello che ci succede intorno.
E se fai attenzione è una meravigliosa e coloratissima babele di dialetti, lingue,colori,profumi dove tutte le regole di comunicazione lette sui libri vanno a farsi fottere in un lampo complice qualche birretta di troppo, l’emancipazione delle straniere in vacanza ma soprattutto il fine più alto in assoluto da raggiungere: la conquista estiva con cui vantarsi poi per un anno intero al baretto con gli amici.
Riprendiamo i nostri passi e le nostre chiacchiere immergendoci nel buio di altri vicoli male illuminati ma così pittoreschi..
Qualche inglese ubriaco,malvestito e sperduto,con sguardo acquoso e scocche rosse alla Heidi sulle guance, intona una canzonaccia stonata, tra le risate alcoliche del suo gruppo, alla grande luna che dall’alto ci sorride ma soprattutto se ne frega delle miserie del mondo.
La Quaglia in diretta dall’appena concluso concerto delle Vibrazioni.
E devo aver parlato troppo forte stavolta perché una perfetta sconosciuta di passaggio,in compagnia di un’amica, mi fa chiaramente cenno di no con il dito e leggendo il labiale afferro un semplice “no, sexy proprio no”
E quindi non posso esimermi dall’avvicinarmi a lei, passarle il cellulare e dirle semplicemente:
E così la Quaglia si fa cinque minuti buoni di conversazione con la signorina Nessuno cercando di convincere anche lei che il tizio in questione alla fine non è poi così male.
Prendiamo accordi e coordinate e raggiungiamo la novella groupie in un scalcinato locale della periferia romana che serve panini e kebab notturni e che per l’occasione, ma soprattutto per l’igene che sembra regnare incontrastato in quel luogo, soprannominiamo “Gennarino O’Vibrione”.
E stiamo lì seduti a respirarci la notte d’estate tra chiacchiere inutili,risate, l’ennesima birretta e un morso di panino arabeggiante.
E tutto intorno il suggestivo silenzio di un capolinea degli autobus deserto.
E’ una sera talmente normale che non dovrebbe nemmeno essere raccontata.
La drogatina della fumetteria è l’ultima vittima di questo stramaledetto virus del fidanzamento.
E mentre a me non resta che chiudermi al buio a piangere e singhiozzare mordendo il cuscino e sussurrando il suo nome immaginandola tra le braccia di un altro con F. De Gregori in sottofondo come insegnano giustamente gli Eli nell intro di “Servi della Gleba”, continuano a ronzarmi in testa le ultime parole da lei pronunciate quest oggi al mio indirizzo.
E mettiamo pure un altro bel segno sulla tabella delle rosicate. -___-°
A parte che mancava solo che te lo scrivessi sul muro sotto casa che mi piacevi ed ho preso una serie di due di picche che nemmeno nei tornei internazionali di Pinnacolo…..
Ma non tanto per il fidanzamento in se (oddio si, pure un po’ per quello) quanto per il dovermi sentire pure in colpa mentre sferragliando sferragliando un altro treno passa e si allontana inesorabilmente verso l’orizzonte.
Ma mentre di solito la sensazione di aver potuto tentare qualcosa potrebbe essere solo il marcio frutto della mia mente bacata ed esistere solo nel mondo immaginario che mi sono creato nella fantasia in una sorta di delirio di onnipotenza ed egocentrismo..….sta disgraziata c’ha avuto pure il coraggio di rinfacciarmelo!!!!
The show must go on…
E qualsiasi altrà amenità da “Fiera internazionale del luogo comune” possa venirvi in mente.
… e poi magari continuo a passare il tempo saltellando tra storielle senza capo né coda con gente che alla fin fine nemmeno mi interessa e che il più delle volte non so come sbolognare.
Metti una sera, che compare tuo fratello all’orizzonte e, senza tanti preamboli, dice semplicemente “Andiamo al cinema”, così, senza punti interrogativi,senza possibilità di scelta.
Metti che sei stato tre giorni interi in piena clausura rinchiuso tra quattro mura colorate senza il minimo contatto con nessunissima forma di vita basata sul carbonio, abbrutito al punto che l’unica cosa che puoi sperare è di battere Gollum in una gara di fascino ( e di non essere clamorosamente sconfitto).
Metti che tutto quello che sei riuscito a fare (complice la perenne assenza di certa gente da msn : p ) è stato stare sdraiato su un letto ad ingoiarti un altro paio di libri di Eymerich tanto da non distinguere più la realtà dalla fantasia e da girare per casa vestito come un frate domenicano accusando ogni elettrodomestico di stregoneria e minacciandolo di torture infinite e di roghi purificatori se non cederà e sottoscriverà l’abiura da te redatta.
Metti che così, tanto per scrupolo, chiedi “Si, ma a vedere cosa?” sapendo benissimo che anche fosse la versione rimasterizzata della Corazzata Potemkin con sottotitoli in sanscrito nulla ti impedirebbe di mettere finalmente il naso fuori e tornare a riveder le stelle ma soprattutto qualcosa che non sia giallo o arancione..
Metti che la risposta fosse “I Transformer!!!” con quel tipico bagliore adolescenziale negli occhi che sai benissimo essere solo il pallido riflesso di qualcosa che sei stato tu a trasmettergli e che continua a mangiarsi la tua vita di trentenne giorno dopo giorno.
Ti ritrovi nella penombra di una sala cinematografica ad aspettare che il film inizi, circondato da famiglie con mocciosi con sporadiche oasi di trentennità camuffate tra la folla con un espressione sul viso che è la sintesi perfetta tra “Ma guarda che mi tocca fare”, “Sarà la solita minchiata americana”,”Ah, non è in questa sala dove danno la maratona di film francesi lentissimi e in bianco e nero?”,”Uomini e pupazzi…tsk un binomio inscindibile ormai”.
E agguanti una manciata di pop-corn dal secchione che tuo fratello si è trascinato dentro con il rischio di dover pagare un sovraprezzo e li mangiucchi con il fare di chi la sa lunga ed è annoiato dalla vita.
Tipo poeta decadente tutto assenzio e belle frasi da bacio perugina.
All’ improvviso,non sai nemmeno come, ti scopri a ridacchiare nel buio,piano piano,per non farti scoprire dal vicino..
Perché gli attori sono quelli giusti al posto giusto e le trovate similcomiche nemmeno tanto mle. (Oh…americanate intendiamoci…ma carine)
Poi ridi proprio sguaito e non te ne può fregare di meno.
Le macchine si trasformano. (e questo era abbastanza scontato)
Ma tu magari ti aspettavi di vedere i soliti omini che fanno finta di correre e sembrano appiccicati con lo scotch su uno sfondo dove robottoni giganti si tirano mazzate di ogni sorta e ne combinano di tutti i colori.
Non ti aspetti che l’interazione uomo-pupazzo sia talmente perfetta da farteli sembrare così veri e presenti sulla scena.
Addirittura scene a rallentatore con uomo e macchina in primo piano.
E non sapresti dire dove finisce la realtà e dove comincia l’effetto speciale.
Il cartone animato si è fatto carne, ed è vivo e vegeto in mezzo a noi.
Certo, c’è un po’ del tipico buonismo americano tipico dei filmetti di questo genere, ma devo dire che il regista è stato molto equilibrato e non l’ha tirata nemmeno troppo per le lunghe con pipponi sul bene,il male e tutto quello che ci sta in mezzo.
Da adesso in poi se uno vorrà fare il classico film uomo-pupazzone avrà questo davanti agli occhi come esempio da imitare.
E ancora si parla di robottoni e si fanno solenni promesse di acquistare il dvd non appena esce.
E subito tre pensieri si affacciano in maniera prepotente alla mente.
“Devo assolutamente mandare un messaggio ad E. e dirgli di venirlo a vedere”
“Devo fumare…aiuto!!!…tra un po’ faccio la bava verde dalla bocca dall’astinenza”
Mentre litigo con il T9 cercando di mandare ad E. una sequenza di frasi di senso compiuto che non possa essere scambiata in nessun modo per il linguaggio fatto solo di consonanti tipico degli abitanti del pianeta Vulkoran, butto una voce a mio fratello:
E nemmeno il linguaggio gutturale di qualche personaggio secondario di Star Wars.
E nonostante la luna piena mio fratello non si è trasformato nel temibile cane-mannaro.
Da qualche giorno, facciamo pure una manciata scarsa, a non più di cento metri da casa mia hanno aperto “L’antica wokkoleria del corso”.
Che in realtà si chiamerebbe “Villaggio Wok” ma secondo me fa più figo nell’altro modo.
Trattasi in sostanza di ristorante cinese dove si paga prezzo fisso, mangi quanto ti pare e, pescandoti le cibarie da appositi banconi predisposti, li porti ad un tizio davanti ad una piastra che te li cucina lì per lì davanti ai tuoi occhietti sognanti da manga.
Mia cognata ormai ci si è trasferita in pianta stabile tanto che ieri, entrando, le cameriere sono corse a salutarla con il bacetto chiamandola a gran voce. O___O
“M-ma…m-ma avrà aperto da quattro giorni….quante cazzo di volte ci sei stata???”
“mmmh…fammi pensare…allora, con tutti voi all’inaugurazione…con mio padre il giorno dopo a pranzo… e oggi…nemmeno tante. Ah, e ieri ci son passati i tuoi e le mie amichette cinesi mi hanno mandato i saluti!”
“Ma ti verranno le ovaie a mandorla a forsa di mangiare cinese!!!”
“Oh, è comodo,sta vicino casa…e poi tuo fratello non mi ci porta mai….devo recuperare!”
“ -___-° dovremo chiamare i ghostbusters per stanarti da questo posto…”
Una cosa sola ho fatto durante questi tre giorni di nullafacenza (perché ricordo ai meno attenti che a Roma venerdì era festa) e ve l’ho raccontata.