Come fossi una specie di sportello del comune che rilascia licenze per accoppiarsi.
Che non so da dove prende origine e non mi va nemmeno di stare ad indagare.
Forse perché fa tanto treno che passa e resti a guardare, con le valige pronte da una vita ma mai il coraggio per salire.
La tizia del piccolo tour nella casa diroccata alla luce spettrale del cellulare di qualche tempo fa.
Poi è stato inghiottito dal rumore di fondo e si è perso nell’oceano di silenzio confuso tra mille altri nomi.
Un pensiero ogni tanto affidato al sole rosso e morente aggrappato all’orizzonte.
E il pensiero che non si traduce mai in gesto, in un continuo gioco di rimandi dettato dalla difficoltà di trovare un senso e un ordine preciso alle sensazioni.
Come ci fosse un’urgenza precisa nel mettermi a parte di questo terribile segreto.
I tasselli vanno tutti al loro posto in frazioni di secondo come nella soluzione del più classico spaccaquindici.
Tutto quello che è stato detto, tutto quello che è stato taciuto.
Per un istante solo pensare a quel gesto non compiuto, a quella frase non pronunciata in un preciso momento, in una precisa serata a darci in pasto chiacchiere e malessere.
L’eterno “What if” della vita, le infinite sliding doors che ci fanno scegliere un percorso ben preciso.
E infondo a tutto, dietro il rumore di cristallo che improvvisamente si incrina a quelle parole , la consapevolezza che sia giusto così.
E la fermissima convinzione che mangerò il cuore di quello stronzo se solo si azzarderà a farle del male.
Incrociamo le dita per A., che un po’ di sana tranquillita se la merita proprio.
Questo post è stato ispirato da una playlist sbagliata e dall’essere stato morso da Pepita. ^^
Dopo aver dimostrato per l’ennesima volta di essere uno di quiei tipi talmente inaffidabili che possono arrivare al punto di pugnalarti alle spalle e poi correre a denunciarti per porto d’armi abusivo, sono pronto a postare.^^
Oddio, mi ricordo più o meno che è passata S. a cena, che è venuto Fa. a scroccare un pasto, di essere andato a mangiare nuovamente Jappo (e di averlo fatto per almeno 3 volte nella stessa settimana), di essere andato all’inaugurazione di una parafarmacia aperta da un’amica,di aver scoperto i primi rudimenti dell’astronomia,di aver fatto il solito giro della morte con E. (sempre lui )….però per quanto uno può impegnarsi non ci si riempiono 24 giorni.
Ad occhio e croce il resto del tempo me lo sarò speso in lettura (come testimonia sempre il boxino “letti di recente” qui di lato ) e in visione di Anime.
E questo non fa altro che dimostrare che la mia vita è avventurosa come quella di una Bic senza inchiostro in fondo alla cartella.
E quindi sarò costretto a rimanere “cerrado aqui con las cucarachas sin agua y sin comida” [guardatevi i Goonies per un veloce ripasso] in attesa del prossimo agognato stipendio da bruciare.
Noi (io ed E. intendo) da assidui frequentatori di ristoranti Jappo e da pseudoconoscitori del mondo nipponico (e mai i cartoni animati sono stati così utili) già da qualche tempo lo sospettavamo.
Ma mai come in questo periodo tanti piccoli segnali, tanti minuscoli indizi raccolti qui e là ci spingono ad affermare con certezza (ed immensa tristezza) che:
NELLA MAGGIOR PARTE DEI RISTORANTI GIAPPONESI DI ROMA DI GIAPPONESE NON C’E’ NEMMENO LA SCRITTA SULL’INSEGNA.
La consulenza della metà della mela di E. (laureata in lingue orientali che può vantare addirittura sei mesi di permanenza nel paese del sol levante) c’è stata di enorme aiuto,soprattutto nell’individuare le scritte sbagliate sul menù e in giro per il locale.
Ma allora, chi c’è dietro questo boom di attività che servono sushi e sashimi in tutte le forme, in tutte le salse, ad ogni ora in splendidi locali dal sapore vagamente zen e agghindati in coloratissimi kimono nemmeno fosse la festa tradizionale per la fioritura dei ciliegi ?
Ma a te, piccola personcina media occidentale che più di “Banzai” e “Mazinga” non conosci, se ti metto davanti un giapponese e un cinese….li sapresti distinguere?
E se ti metto davanti agli occhietti una scritta giapponese e una cinese….sapresti dirmi chi è chi?
I cinesi stanno cavalcando da abilissimi surfisti l’onda del mangiare giapponese (che fa tanto “fighetto” qui da noi ) avendo intuito che ci si può fare una barca di soldi.
Il primo segnale evidente è che molti ristoranti cinesi si stanno pian piano riconvertendo partendo dal menù (ormai quasi ovunque sino/nipponico) fino alla grande svolta del rinnovo arredamento.
Anche perché: per quale motivo farvi spendere solo 20€ in sei per una cena completa quando posso fare in modo che con 20€ ciascuno non vi si aprano nemmeno le porte del locale???
Comunque problemi non ce ne sono finchè ordinate la classica barcona di sushi e sashimi e ve ne andate a casa sazi,contenti e taaaanto fighetti…. (per la cronaca io ed E. abbiamo deciso che la barcona rappresenta per noi l’equivalente di un antipasto, se non di un aperitivo, e quindi stiamo pensando di farci servire il sushi dentro una cariola da muratore per le prossime occasioni ).

Questa è la pietra dello scandalo per quanto riguarda le nostre ultime sortite.
Credo rappresentino l’equivalente giapponese del panino con il salame.
E partono gesti esplicativi con le mani messe a triangolo che potrebbero nell’ordine
a) Fare innamorare perdutamente la cameriera
b) Farti trasformare in Sailor Moon
c) Far materializzare improvvisamente la buoncostume che ti trascina via ammanettato per oltraggio al pudore con un giacchetto messo sulla testa
d) Richiamare nel locale gli 88 folli di Kill Bill che chiedono la tua testa come ciotola per il riso
e) Far capire alla lobotomizzata che hai di fronte che vuoi un piatto giapponese talmente tipico che potrebbero metterlo sulla bandiera al posto del sole rosso.
Il senso di ragno però attacca un pezzo dei DreamTheater (uno di quelli in cui il cantante va a lavare la macchina per venti minuti buoni ^^ )
“Umeboshi!!!” (è una prugna…uno dei tipicissimi ripieni dell onigiri)
Occhi spalancati,bocca spalancata,goccioline di sudore che cominciano a grondare dall attaccatura dei capelli,penna infilzata sul blocchetto aperto come la spada nella roccia.
Roba che se ad un giapponese dici “Umeboshi” quello ti abbraccia per strada, tira fuori una fiaschetta di sake e organizza un matsuri lì sulle strisce pedonali. -___-° tsk
Forse sta cosa degli onigiri può essere utilizzata come cartina tornasole.
Resta il fatto che abbiamo già smascherato tre dei locali dove andiamo di solito.
Guarda Antares che bella
…Ed il cielo si muove veloce
Parte della mia latitanza è dovuta al fatto che mio fratello ha acquistato un telescopio.
Quindi parte di queste calde serate le abbiamo trascorse sul mio balcone a cercare di penetrare i misteriosi misteri del mondo dell’astronomia.
Senza capire un accidente di coordinate,declinazione,longitudine,latitudine,ottiche da usare…ma anche dove diavolo fosse il nord o qualsiasi altro punto cardinale, qualcosina siamo riusciti a fare.
E non sto parlando di spiare la vicina che si mette il pigiama.
All’inizio è solo una pallina sfocata al centro del campo visivo.
Cerchi di rendere tutto più nitido muovendo rotelle e centrando meglio la visuale.
Considerando pure che quello nelle nostre mani potrebbe essere considerato da un esperto astronomo l’equivalente di un tubetto mezzo vuoto di CrystallBall.
Non fai in tempo a puntare un oggetto che quello già si è spostato.
E allora lo devi inseguire, girando rotelle e cambiando continuamente posizione al telescopio.
Che riesce a rivolgersi agli astri come un innamorato con frasi dolcissime tipo:
“Guarda sta stronza se se sta ferma un attimo…brutta puttana di una stella di merda…”
La pazienza in certe cose è una virtù che dovrebbero comprendere nella scatola di montaggio.
Ti fai più o meno un’idea,nella tua totale insipienza, di cosa vorresti guardare e di dove diavolo dovrebbe stare.
Antrares di qua, Antares di là, e che figo di su, e che figo di giù.
E poi il giorno dopo scopri che sei stato tutta la sera a chiamare Giove con il nome sbagliato.
Quello che mi tiene lontano
A parte il momento astronomico che sto vivendo c’è altro che mi tiene lontano dal sempre troppo trascurato blog.
Un po’ la fatica del lavoro che in queste giornate caldissime si fa sentire molto di più e mi fa tornare a casa con il solo desiderio di “sfasciarmi sopra un letto e spengermi nel sonno” ( e qui i fan di Baglioni sono pregati di far partire gli accendini ), un po’ sono gli arretrati del reparto visione e lettura che mi attendono al varco ogni giorno.
Ultimamente c’è stata una sortita in libreria con cognata e fratello al seguito.
Indeciso su cosa comprare ho deciso di dare ascolto ad una vocina del passato che ripeteva sempre “leggilo…è carino…secondo me ti piace” [G. ovviamente, quali altre vocine del passato riesco ad imitare così bene? ^^]
E quindi mi sono buttato su Valerio Evangelisti e l’inquisitore Eymerich.
Una persona normale, con le sinapsi pettinate tutte dal verso giusto avrebbe preso il primo libro, lo avrebbe letto e poi avrebbe continuato o meno a seguire le avventure del personaggio in base al gradimento.
Con un espressione sul volto tra lo stralunato e il contento (per la vendita ovvio )
Ho fatto la stessa cosa con il primo ciclo di Shannara e la saga degli Orchi. ( bleaaaah -___-)
Sempre in ambito lettura, per quanto ve ne possa fregare, mia cognata mi ha chiesto un consiglio su cosa leggere ed ho dato a lei quello che darei ad ognuno di voi e a chiunque mi faccia questa fatidica domanda: “Non è successo niente” di Tiziano Sclavi.
I personaggi più veri su cui abbia mai posato gli occhi.(roba che solo se ci penso mi mancano e vorrei rileggerlo ^^ )
Perché come diceva Fa. nella sua sortita settimanale per il consueto rituale pagano di cenetta ed assenzio:
“La storia non conta.Alla fine è il personaggio quello che ti ricordi, quello di cui ti innamori”.
Dovrei mettermi a recensire tutti i cartoni animati giapponesi che scarico e vedo…ma
1) Non c’ho voglia
2) Non credo a voi interessi poi così tanto
Quindi,visto che continuo a parlarvi di questi benedetti Anime, decido di allegare a questo post un paio di sigle di cose che seguo assiduamente. (anche per darvi un’idea di come in Italia continuino a venir su generazioni con la settecentesima replica di Lady Oscar mentre “c’è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno” [quei quattro fan dei Matia Bazar possono battere pure le mani a tempo] )
Nell'ordine vedrete le sigle di apertura di